Breve storia del frantoio ipogeo

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Il frantoio ubicato nei sotterranei del Palazzo Baronale di Caprarica di Lecce ha oggi un unico accesso costituito da una ripida scalinata consumata da secoli di usura che mette in collegamento l’atrio interno del palazzo Baronale con il monumento.

Il frantoio è del tipo “a grotta” (ossia interamente scavato nel banco di roccia) e spicca tra le diverse decine di frantoi analoghi conosciuti del territorio salentino sia per originalità planimetrica che per le dimensioni; ha infatti un’estensione di circa 400 mq ed è costituito da tre ampie sale. La sala centrale, oggetto dell’indagine archeologica, si sviluppa sotto l’ala sinistra del Palazzo in corrispondenza della torre normanna che costituisce il nucleo più antico del vecchio maniero; le altre due sale occupano, invece, una l’area sottostante la strada che fiancheggia il palazzo, l’altra l’area sottostante il cortile interno dello stesso.

Ogni sala presenta l’area destinata alla molitura delle olive (con vasca e macine), l’area riservata alla spremitura (con i plinti dei torchi del tipo “alla calabrese”, i pozzi per la raccolta dell’olio e della morchia, e le pile per la conservazione), e una serie di piccoli ambienti scavati nel banco roccioso che si affacciano nell’area della vasca. Tra questi vi sono la stalla con le varie mangiatoie destinata al riposo degli animali, le sciave (ambienti con camini nella volta e canalette di scolo sul pavimento) per stipare le olive in attesa della molitura e la zona cucina destinata al riposo e alla consumazione del pasto da parte dei frantoiani e del loro capo (lu nachiru).